«Prospettiva Esse – 2009 n. 3/4»

Indice

  1. L'acqua di Pilato (G. Melato)
  2. La macchia nera (I. Adam)
  3. Il compagno della mia vita (Cinzia)
  4. Non smetterò di lottare! (C. Pinesa)
  5. Meditazione in coincidenza della giornata mondiale contro la violenza sulle donne (Ulderico)
  6. Dolore innocente (Eda)
  7. L'estate delle carceri (Ulderico)
  8. A te, piccolo Roberto (Carmen)
  9. Regina di cuori (C. Orbolato)
  10. Eroina di falsi eroi (Serena)
  11. Una madre nel deserto della Mauritania... (Cinzia)
  12. L'incontro con la Presidente Virgili e il Garante Ferrari (Ulderico)
  13. Carcere da evitare (Ulderico)
  14. I ragazzi del coro (I detenuti di Rovigo)
  15. Per alcuni la legge è più uguale (G. Melato)
  16. Detenuti e agenti (R. La Mantia)
  17. Le scelte dello Stato (Ulderico)
  18. Dio e il sasso nello stagno (G. Melato)
  19. "Speranza" oltre il muro (Serena)
  20. E' giusto barattare in carcere? (S. Sorrentino)
  21. Signor Giudice
  22. Voli di dentro (poesie e quant’altro)

 

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L’acqua di Pilato

di Giovanni Melato

Se solo un muro ci divide, basterebbe parlare più forte. Tu gridi, io grido. Cosa resta se non un rumore? Perciò, dopo tanto rumore sulle carceri, ora consentite ad un cittadino di questo “arcipelago Gulag” d’usare, nell’affrontare l’argomento, quel minimo di tatto che caratterizza chi non vuole portare danno agli altri contribuendo, anzi, nell’aiutarli a riflettere. Quindi nessun “j’accuse” per i metri di spazio dovuti eppur negati. Né per i dirigenti che, come treni devono attenersi allo schema dei binari imposti. Né proclameremo l’ostracismo verso chi, con premurosa solerzia, massacra qualche chiassoso detenuto. Consapevoli che non si deve suscitare clamore. In fondo soffriamo anche noi della sindrome di Stoccolma e finiamo con l’amare i nostri torturatori o almeno così ci suggerisce lo psichiatra, ma non solo lui credetemi! Infatti quanti di voi dissentono sulla “certezza della pena”? Eppure gli stessi, e forse voi fra questi, si indignano con ragione se tolgono il crocefisso dal muro. E se poi il Papa Benedetto XVI parla del principio di sussidiarietà il quale va mantenuto strettamente connesso con il principio di solidarietà e viceversa (Caritas in veritate), probabilmente di queste sue parole e di quel Cristo tengono presente il muro o si accontentano del chiodo. Potremmo però, volendo, rendere più pregnante non solo il simbolismo della croce ma anche lo spessore del ragionamento, richiamando l’attenzione di coloro che giustamente pretendono “la certezza della pena”, verso quell’imprescindibile presupposto del diritto, individuato nel sostantivo “dovere”. Dovere insito nell’etica della pena. Nella sua qualità, nel suo volere socializzante. Sui valori contenuti non nella paura o il suo deterrente, ma nella reale possibilità di un radicale cambiamento di chi sbagliando è aiutato a correggersi. Ma così non è ed il potere, avvalendosi della sua indifferenza, ti spinge a crocifiggere il fratello, obbligandoti a gridare “Barabba!”. Certo, la presente realtà colpisce come un pugno, ma le percosse passano mentre le parole restano e qualcuna scivola financo nell’intimo della coscienza. Da questo proverò allora a trarre una minuscola verità. Il problema carcerario non c’è, non esiste, poiché nessuno vuole risolverlo. Lo dimostriamo con le parole dello stesso sindacato di polizia Penitenziaria, quando, con la competenza professionale che le è propria, afferma: “Le carceri già ci sono, e ne indicano nomi e luoghi, manca solo il personale”. Ma per assumerlo serve la copertura economica così, quando la coperta è corta, tirala come vuoi, ma lascia sempre una parte scoperta. E la politica? “Non pervenuta”. Allora, di tanto in tanto, per distrarre l’attenzione, serve una vittima o un martire, e cosa c’è di più pratico ed economico di un detenuto? Oggi Cucchi. Domani si impicca un brigatista. Dopodomani magari è il mio turno. Ma su, non preoccupiamoci, è pur solo un numero statistico, una piccola pietra d’inciampo sulla via del progresso o della praticità. Così, domani, i sopravvissuti che usciranno saranno incazzati neri, affamati, frustrati, disperati e rabbiosi. Come il cane che ha rotto la catena. C’è da meravigliarsi, allora, se qualcuno morde? Vero, basta un passo per allontanarsi e un giorno per dimenticare, ma non gioire se cade il muro di Berlino mentre ne stai costruendo altri, per allontanare l’altro te stesso. No, l’acqua di Pilato.

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La macchia nera

di Ibrahim Adam

Mi chiamo Jbrahim Adam e sono egiziano, faccio parte della categoria “umana”, che esiste sul nostro pianeta terra e da circa trent’anni vivo in Italia, un Paese che amo, amo l’Italia e gli italiani.

Ma come esiste il bene e il male, da quando è iniziato il mondo, come ha detto pure Gesù: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, sono convinto che non esiste nessuno senza peccato e che il migliore peccatore è quello che si pente con il Signore ancora dei reati, consapevoli o anche non consapevoli, di quello che si fa; a volte anche qualcuno si trova costretto a fare delle cose sbagliate, solo per sopravvivere.

Poi viene arrestato e condotto in carcere; ma ci sono anche casi di chi ruba miliardi e non fa neppure un giorno di carcere. Come ho anticipato prima, vivo in Italia dal 1979, sposato con una cittadina italiana, ora sono separato. Da questo matrimonio, che è durato diciassette anni, ho avuto una figlia e vorrei dire che lei è come la luce per i miei occhi. E’ vero che io ho sbagliato nel passato e per quello che ho fatto ho pagato un prezzo alto, tanti anni di carcere durante i quali ho perso mia moglie, “destino”, forse sì, forse no. Ma dall’ultima carcerazione ho cambiato la mia vita, sono diventato un’altra persona, questo perché ho voluto io, anche perché ho trovato delle persone che mi sono state accanto e, grazie al Signore, è tornato il buon rapporto con mia figlia e anche con la mia ex moglie; siamo diventati amici, in fondo abbiamo una figlia in comune. Ho promesso a mia figlia di non fare più sbagli, basta, ho chiuso veramente con il passato.

Ho cercato, da quando sono uscito dal carcere nel 2003 in affidamento sociale, di lavorare onestamente, in più faccio il volontariato, aiuto chi ha bisogno visto che ho sofferto tanto nella mia vita per gli sbagli che ho commesso. Purtroppo Dio perdona il peccatore ma gli esseri umani no! Può capitare a chiunque di fare degli errori o peggio. Ho lavorato presso l'associazione Don Milani di Mestre come mediatore culturale per circa due anni, poi, quando ho terminato il periodo di affidamento ho trovato un altro lavoro presso l’Enel di Fusina e stavo bene. Il lavoro mi piaceva e lo svolgevo bene, andavo d’accordo con tutti. Poi arriva lì, per caso, una persona che conosco tramite un amico e mi ha chiesto se potevo aiutarlo a trovare un’abitazione, perché dormiva in una casa abbandonata e nel mese di novembre faceva troppo freddo. Dove abito io si era liberata una stanza. Ho parlato con la signora, proprietaria, e mi ha detto: "va bene, ma solo per un mese perché ha saputo che era privo di documenti". L’importante è che questo uomo è venuto ad abitare con noi. Abbiamo saputo che era disoccupato e che cercava lavoro.

Dopo 15 giorni, ed esattamente il 23 novembre 2007, un giorno in cui non stavo bene fisicamente e sono andato dal mio medico che mi ha prescritto una settimana di riposo. Mi faceva male il piede, per le condizioni del quale avevo ottenuto una invalidità del 60%. Alla sera, verso le 18:30, sono uscito da casa mia per poter spedire la certificazione medica al datore di lavoro e all’Inps. Sono andato alla fermata dell’autobus e mi sono incontrato con questo “tipo” che mi ha detto che stava aspettando un amico che doveva venire a prenderlo; ho scambiato qualche parola con lui, sfortunatamente lui mi dato il suo numero di telefono nuovo perché diceva che ha perso l’altro, mi ha fatto soltanto uno squillo e dopo 3 o 4 minuti sono arrivati due macchine con carabinieri in borghese. Loro lo conoscevano e lo hanno arrestato ed io sono rimasto scioccato e andavo d’accordo con tutti, non lo so il perché.

Lo hanno messo in una macchina. e poi mi hanno chiesto chi sono e gli ho risposto e fatto vedere tutti i miei documenti, tutti in regola e li ho informati che stavo andando all’Inps e gli ho mostrato il certificato. Mi hanno detto: "vai via", ma dopo trenta metri mi hanno chiamato nuovamente e mi hanno chiesto se potevo andare con loro solo per cinque minuti per fare un accertamento.

In caserma hanno scoperto che ho avuto dei precedenti penali e mi hanno “ammazzato di botte” sino a rompermi la protesi dentaria, riducendola in condizioni tali che ancora oggi non riesco a mangiare e non ho neppure la possibilità di rifarla. Ma quello che mi fa male e quello che più mi fa soffrire è mia figlia, la mia paura tremenda di perdere anche l'affetto della mia unica figlia. E’ venuta in Tribunale ed ha sentito la testimonianza, falsa, delle forze dell’ordine: “che schifo!”. Il bello è che hanno giurato di dire la verità ma hanno detto solo falsità ed il Signore è testimone sulla bugia che hanno detto e purtroppo mia figlia ha creduto in quanto hanno dichiarato. E’ venuta da me piangendo dicendomi: “Perché papà sei andato a camminare con quell’uomo?”. Io non ho mai camminato con quell’uomo, soltanto ero fermo alla fermata dell’autobus per poi recarmi all’Inps.

Il tragico è che era evidente e capibile anche da un bambino che la testimonianza dei carabinieri non era corretta; capisce che stanno dicendo una menzogna. L'assurdo è che anche il mio imputato ha giurato e confessato che la droga era sua e che io non c'entro niente in questa storia, e pure quando ero in caserma ho detto che era lui il responsabile ed ha confessato davanti al tenente dei carabinieri, ma lui ha risposto che ormai aveva fatto il verbale e rivolgendosi a me mi ha detto: "farai qualche giorno, poi uscirai".

E così cari compagni, da cinque minuti che mi hanno promesso come accertamento, sono stato condannato a cinque anni e pure con l’espulsione dallo Stato Italiano una volta espiata la pena. Questa è la Giustizia!

Mi hanno dato l’art. 114 come delinquente abituale e pericoloso e non riesco ancora a capire se è questo “il destino” o questa è “ la mala giustizia” dell’essere umano. Hanno il potere nelle loro mani, ma, io, in fondo, come persona credente dico che il Signore “vede e provvede”. Quello che mi fa male, troppo male, sia come dolore e sofferenza, è la lontananza da mia figlia.

Ho scritto tante lettere per lei, ma non ho avuto nessuna risposta. Vivo in solitudine, soffro e cerco di nascondere il mio dolore, ma credetemi, sia la lontananza da mia figlia, il dolore e la sofferenza sono troppo forti.

Sara, figlia mia, io sono tuo padre, ti voglio tanto bene e non perdo mai la speranza di rivederti o sentirti o ricevere qualche lettera da te. Prego il Signore che tu stia bene.

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Il compagno della mia vita

di Cinzia

A pochi giorni dal mio anniversario posso fare un piccolo resoconto: “anche il dolore è innamorato”, per dire un sacco di cose, di cui sia io che lui abbiamo parlato e discusso in 363 giorni. Mi sposo e il ripetere questa parola mi suona come un sibilo nel tutto che non si perde nell’immenso. Non è stato tutto rose e fiori, è anche venuta fuori la parte di me “grigia” che odio di più, ma che solo e sempre lui conosce di me, questo è valso anche per lui. Il nostro amore rimane e rimarrà innamorato e, solo ancora per un po’, agonizzato perché la sua mancanza, la sua fisicità, le sue mani e non solo, mi mancano, mi mancano ogni giorno di più, e questo vale anche per lui, in questo caso io sono la sua voce, il suo comunicarmi, parlarmi.

Il nostro mondo è fatto su misura per noi. Tante, tante cose potrei dire del mio meraviglioso compagno che ha capito che sono una donna spesso molto fragile, spesso incasinata, sono spesso, anzi sono sempre per lui e sempre solo per lui.

La vita molte volte, come anche il nostro destino, ci riservano cose che mai avremmo potuto pensare. Lo amo tanto quanto basta per condividere le nostre vite insieme, con tutto l’amore che posso. Solo per lui un infinitamente bacio e dalla pelle al cuore, con tutti insieme i brividi del mondo che solo Francesco continua a regalarmi. Ogni giorno, ogni ora, ogni piccolo… istante.

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Non smetterò di lottare!

di Cristina Pinesa

Ho vent’anni e ho avuto una vita abbastanza difficile, una famiglia poco presente, una mamma con tanta forza e amore, ma con troppi problemi. Un padre che beveva e non sapeva far altro che casino e botte. Quando avevo 5 anni se ne è andato di casa. Io ho sofferto molto.

Ho sempre fatto avanti e indietro tra mamma e papà, fino al 23 giugno di quattro anni fa quando sono stata affidata ad una comunità, dove sono rimasta fino ai 17 anni e poi sono tornata per qualche mese da mio padre. Mi sono poi trasferita in una herba (casa abbandonata) e lì ho iniziato a fumare l’eroina con il mio ex fidanzato; le botte che ho preso sono state troppe, ne porto ancora i segni sul viso. Un giorno poi ho incontrato Hamad, il mio attuale fidanzato; con lui ho vissuto un sogno, ero felice, come non lo ero mai stata in vita mia.

Mi faceva sentire importante, unica, come era lui per me fino al giorno che tre borghesi me lo hanno portato via, erano le 16.30 del 24 dicembre 2007, da un sogno mi sono ritrovata in un incubo, avevo perso tutto, mi sentivo sola e la mia vita non aveva più senso; quel senso che lui aveva dato alla mia vita, avevo perso tutto, non facevo altro che piangere e buttarmi sempre più giù… poi il processo, 4 anni più 3 che aveva alle spalle d’indulto… 7 anni, il mondo mi è caduto addosso e ho ricominciato a farmi le pere, quello non mi faceva pensare, non mi faceva stare male, prima eroinomane e poi cocainomane.

Ho iniziato a frequentare posti brutti, Stanga, Portello, stazione, Padova in poche parole e denunce sopra denunce. Il mio foglio di via da Padova, spaccio, rapina, prostituzione e pere, questa era la mia vita. Avevo lasciato tutte le persone che mi volevano bene, non mi interessava più di niente, solo la cocaina ed in secondo piano l’eroina, solo questo. Fino al giorno che per rapina sono finita qui e qui è dura, ma forse era proprio questo che mi serviva per fermarmi, qui soffro, ma ho riconquistato Amad e la mia famiglia, che, anche se ha sbagliato tanto con me, come io con loro, mi ha sempre voluto bene.

Grazie a questa carcerazione mi sono resa conto di tante cose, dei miei errori e da ora in poi la mia vita sarà diversa. Rivoglio riconquistare al 100 % quello che ho perso.

Voglio aiutare il mio Amad, fare qualcosa anch’io per lui che per me ne ha fatte tante. Voglio ricostruire un rapporto con la mia famiglia, essere di nuovo felice, vivere la mia vita, essere libera, perché anche quando ero fuori non lo ero. Voglio… voglio… vorrei insomma. Non smettere mai di lottare per l’amore perché tutto è possibile se lo si vuole veramente.

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Meditazione in coincidenza
della giornata mondiale
contro la violenza sulle donne

di Ulderico

Condivido e vorrei essere partecipe attivo di questo movimento-pensiero. Io che ho “cancellato” una vita che era degna di proseguire il suo lungo cammino e ferire anche il completamento di una famiglia: un figlio.

Una persona di sani principi e che certamente riversava sulla sua famiglia, sul proprio figlio e a tanti bambini delle elementari che l’hanno “vissuta” nei suoi tanti anni di insegnamento. Ma come può l’artefice del suo stop alla vita inserirsi in un contesto contrario all’agito del 27 maggio 2007? Bisognerebbe rivivere e ripercorrere una parte ampia del convissuto tra me e mia moglie. Conoscere ogni nostro passo e poi riuscire a spiegare anche a me stesso come posso essere giunto a compiere un gesto altamente negativo!

Non voglio incolpare nessuno ma allora cosa ha determinato tutto ciò? C’era il modo di intravedere quell’epilogo? Ci può essere una compartecipazione di colpa dovuto a qualcosa o a qualche altro elemento od evento, situazione, persona? Chi poteva intervenire prima che succedesse? Sapevo di essere sotto pressione, ma non tale da capire che poteva accadermi quanto di fatto è accaduto. Nel mio ufficio hanno notato e conoscevano le mie tensioni e i motivi che la determinavano; né ho parlato e con chi non ho espressamente parlato ha captato il mio stato d’animo per mancanze, e per me in contrasto con le esigenze del “cliente” al quale io ho sempre dato la priorità. E tra queste priorità – cliente – lavoro, un ruolo di attenzione massima era verso la mia famiglia, con tutte le sue difficoltà ma sempre gestite con coscienza e determinazione, mettendomi sempre io in subordine.

Ho parlato con il mio medico di base ed altri ma forse hanno sopravvalutato la mia dichiarata e riconosciuta capacità di saper gestire tutto e capire tutti. Chi poteva accorgersi e fermarmi prima che...? Con il senno del poi avrei potuto essere un menefreghista, egoista su tutto e tutti e forse certe tensioni non sarebbero sorte e non sarebbe successo nulla.. Ho sopravvalutato le mie forze?

Della mia situazione fisica qualche collega se ne è accorto. Una collega mi suggeriva di rimanere a casa, ma il mio pensiero era il voler essere presente in un periodo di difficoltà di altri colleghi e garantire la continuità lavorativa.. E allora nessun giorno di riposo!

Quante altre riflessioni o prove di quanto sto asserendo potrei produrre ma alla fine non mi ridaranno più mia moglie e tutta la mia famiglia.

Può essere che l’uso esagerato di tranquillanti per gestire meglio le giornate “al lavoro”, sonniferi, altre medicine che mi venivano consigliate, possano aver scardinato alcuni filtri nel cervello, non consentendomi di valutare che avrei fatto male a tutto ciò che era stato il mio obiettivo, il mio scopo: avere e stare con la mia famiglia.

Chi può aiutarmi a capire e rendere meno pesante questa croce che non è il carcere, ma sapere che questo che sto vivendo è stato compiuto con la mia mano ma non con il mio cuore, i miei sentimenti, il mio orgoglio di essere marito e padre.

Entrambi eravamo degni del massimo rispetto e non abbiamo mai messo in uso offese ne gesti offensivi fisici. Alessandra sapeva delle mie tensioni in ufficio ed ha cercato di sostenermi anche con cose che uno potrebbe ritenere stupide, superficiali. Sapeva che il cioccolato era un elemento che mi ricaricava e la sua fantasia era sempre pronta a far sì che spesso mi preparasse varie “tortine” che poi nessuno in famiglia disdegnava. Quanto sfortunata è stata mia moglie Alessandra. Ci siamo conosciuti nel 1972, i problemi di salute li abbiamo sempre gestiti anche con il ricorso a specialisti, ecc. Ma perché io non sono riuscito a capire in quale baratro stavo cadendo? Forse contavo che anche la mia situazione avesse una fine ed allora avanti sempre! Ma questo avanti ha avuto un terribile stop! Cosa rispondo ad Alessandra e a mio figlio per quello che ho fatto a tutti e due?

Ma di quante di queste situazioni si stanno sempre più “arricchendo” le cronache? Chi può fermare queste stragi? Non si facciano solo sondaggi e accanimento sul singolo fatto, statistiche. Il solo carcere non è la soluzione, soprattutto per chi ha agito senza capire esattamente cosa avrebbe determinato. Non fermiamoci solo ai fatti, studiamo assieme l’”accaduto”, confrontiamoci. Forse questo è l’aiuto al prossimo. O quanto meno vorrei credere che potesse in parte fermare queste stragi. Ecc., ecc.

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Dolore innocente

di Eda

Scusate la prepotenza del mio semplice sfogo. Ho ricevuto il rifiuto per la richiesta degli arresti domiciliari. Rispetto la decisione e aspetto che le indagini si concludano, camminando per la strada giusta. E che sia possibile vedere e trovare il vero colpevole. Perché io vorrei credere che esiste giustizia su questa terra. Per il momento credo solo nella giustizia divina, di Dio.

Lo so che non dovrei permettermi di esprimere il mio dolore e la mia difesa, perché non c’è nessuno li fuori che intende ascoltarmi...

Comunque vorrei comunicare un concetto: che non si deve generalizzare e pensare che tutti gli stranieri siano uguali e delinquenti, ma esistono anche delle persone per bene, siamo tutti figli di Dio ed essere umani. Quanto mi è accaduto e il parlare male di me pubblicamente la sento come una grande ingiustizia. Sarebbe sufficiente per me avere la possibilità di dire a tutti come sono andati veramente i fatti. Con tutta la mia sofferenza e speranza desidero far conoscere tutto il percorso della mia vita, in questi sette anni in Italia. Vorrei gridare "Non distruggete la mia vita". Non ho bisogno di scappare come una persona pericolosa “come hanno scritto”. Non ho paura, perché la mia coscienza è pulita, però vorrei dire a coloro che hanno scritto tutte quelle bugie che non è giusto. L’unico sbaglio che ho fatto è di avere perduto il tempo della mia vita e gioventù lavorando in un Paese che non è il mio, l'Italia. Lavorando per conquistare il mio spazio e poter essere rispettata come una qualsiasi cittadina, che paga i suoi contributi e tasse.

Ma le uniche cose che ho guadagnato stato solo l’umiliazione, la sofferenza e una grande ingiustizia: il “carcere”solo per colpa della mia nazionalità.

Non sono colpevole e lotterò fino in fondo per far riconoscere che sono innocente e che è stato fatto un grande sbaglio.

Un giorno uscirò, anche perché questo non è il mio mondo. Per il momento resisterò e sopporterò tutto il mio dolore in silenzio per me e per la mia famiglia. Però nessuno e niente riuscirà a distruggere la mia dignità, sono orgogliosa di essere quella che sono. Sono innocente e la mia vita è solo nelle mani di Dio.

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L'estate delle carceri

di Ulderico

Solitamente d’estate e, soprattutto nel mese di agosto, molti cittadini si godono le sospirate ferie dopo tanti mesi di lavoro. Una certa parte e tra questi i detenuti possono solo sognarle.

In compenso, quest'anno, in tanti istituti penitenziari, visto l'attuale grande sovraffollamento, diversi parlamentari ed autorità locali hanno deciso di “fare visita” ai detenuti, per verificare le situazioni nelle quali siamo costretti a convivere, proprio in questo periodo.

I detenuti di Rovigo hanno voluto far presente la drammaticità della situazione inviando un proprio comunicato ai giornali per sensibilizzare l’intera comunità esterna attraverso gli organi di stampa locali e che di seguito si vuole riportare: "noi che ci viviamo 24 ore su 24 ci chiediamo: “Il carcere che cosa sta diventando?”

Risposta: “Un deposito merci di persone”.

Un magazzino dentro il quale archiviare tutte quelle “vite” che non servono più, che sono diventate improduttive, e nel quale ormai si entra principalmente per i guasti causati da una organizzazione sociale in fase di sgretolamento, che non riesce a garantire il rispetto della dignità umana. Non c’è più lavoro per nessuno e questo gradualmente porta alla estrema povertà, al doversi arrangiare, ecc.

Ma volendo ritornare nel pianeta “carcere – magazzino”, possiamo tranquillamente affermare che la maggior parte dei penitenziari ha strutture vecchie, costruite per contenere quantità ben stabiliti di posti a disposizione, ma anche per il massimo di tolleranza, superate le quali, per evitare lo scoppio è necessario trovare altre soluzioni adeguate e tali da preservare il “prodotto uomo detenuto” in condizioni con un minimo di dignità.

Le notizie parlano di nuove strutture ma che saranno pronte nel 2012; e, nel frattempo, come verranno affrontati i problemi dei continui ingressi, circa 1.000 ogni mese?

Le celle sono strapiene già ora, addirittura non si trovano più brande e materassi, le problematiche, di per sé già presenti, si moltiplicano a danno di tutti.

Il “tutti” è da intendersi detenuti ma anche personale addetto alla sorveglianza, all'Amministrazione carceraria.

Gli agenti di Polizia Penitenziaria evidenziano carenza di personale e di conseguenza quello a disposizione è in affanno e non sempre può garantire il rispetto dei diritti dei detenuti anche nelle cose più semplici.

Turni di lavoro appesantiti oltre misura e questo causa tensioni e stress.

A lungo andare tutto fa prevedere l’aumentare di problematiche che non sono positive per nessuno. Già si legge di azioni di dimostrazione in diverse strutture, qua e la per l’Italia, ma soluzioni non se né vedono.

Si legge che verranno ristrutturati e costruiti nuovi penitenziari,che non si ricorrerà più all’indulto. Anzi si dichiara che l’ultimo è stato inutile. Se andiamo a leggere bene le statistiche non è poi tanto vero, quanto viene pubblicato su alcuni giornali; non tutti i beneficiari sono rientrati in carcere, solo poco più del 20%, la maggior parte è rimasta nel mondo esterno con buona felicità loro e di tutti i relativi familiari. Nel frattempo le morti in carcere, da inizio anno, sono arrivate oltre quota 130, parte delle quali con ricorso al suicidio.

E’ necessario coinvolgere le autorità affinché prendano coscienza delle singole realtà, che vengano attuate verifiche che non devono rimanere solo sulla carta ma che si tramutino nella ricerca di soluzioni utili per tutti. Non si chiede che il detenuto venga liberato, ma che sia in grado di produrre qualcosa di utile per se stesso e per la società. Che ci sia un effettivo recupero, che non rimanga a marcire nelle celle, che vengano utilizzate le misure alternative in maniera assidua ove ci siano le effettive valutazioni. Il non ricorso a tali possibilità, a fine pena, per il carcerato che non troverà possibilità di reinserimento e quindi nessuna altra opportunità di sostentamento, sarà portato a delinquere nuovamente.

Adeguiamo anche il numero del personale adibito alla gestione delle carceri in proporzione all’aumento delle attuali detenzioni; la presenza giornaliera e continua dell’educatore e di tutto lo staff necessario alla valutazione compor-tamentale dei detenuti in modo tale che chi può ottenere i benefici previsti dalla Legge: permessi, misure alternative, ecc., ne possa usufruire e consentire una minore “sosta” nel carcere.

Serve l’impegno di tutti. Da soli si fa poco. Se lavoriamo tutti assieme forse il mondo sarà anche migliore e le cronache dei giornali avranno notizie positive da raccontare. Abbiamo anche una Costituzione che ha celebrato il suo 60° da poco, vogliamo adeguarci a quelle semplici regole che tutti dovremmo rispettare?

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A te, piccolo Roberto

di Carmen

Oggi mi viene proprio da piangere quando ricordo quei bei momenti passati a casa vicino al mio “cucciolo”, ma mi tengo perché ho il mio orgoglio e mi considero ancora forte, grazie a Dio che mi dà la forza di andare avanti perché in un posto come questo non è così facile vivere.

Mi sono resa conto che più di essere sopportata provo ad essere compatibile anche con il carattere di altre persone. No?

Giorno dopo giorno non faccio altro che pensare che in un posto lontano da qua, a casa mia, c’è qualcosa di piccolo che aspetta in ogni momento il ritorno della sua “mammina”.

Si dice che la speranza muore ultima, ma io dico sempre che la mia speranza è “Dio” e presto mi porterà a casa tra le braccia di mio figlio che non lascerò mai più da solo senza di me.

Chiudo gli occhi ogni sera e lo vedo, lui, piccolo “Roby”, esattamente come l’ho lasciato, con il suo sguardo bellissimo e sorridente che ti viene proprio la voglia di vivere per la seconda volta in questa vita.

Viene subito saltando fra le mie braccia e io lo stringo forte e le mie lacrime scendono sulla faccia in silenzio, perché non voglio che mi senta qualcuno.

Sto soffrendo, ma non mi faccio vedere, è tutto pesante per me, darei tutta la mia vita per poter tornare indietro, di non essere più qua.

Ma vado avanti con forza e poi mi basta solo guardare dieci, venti volte al giorno il suo bello, carino, dolce viso in foto e dimentico tutto il male che mi sta attorno.

Questo è stato uno sfogo per me, ma credetemi: mi manca da morire il mio cucciolo e non lo sò quando verrà di nuovo quel giorno pieno di sole che illuminerà la mia anima e dentro di me mi sentirò felice per l’amore vero e puro di mio figlio, che amo con tutto il mio cuore per sempre.

Il dolore dentro una mamma che sta soffrendo per suo figlio non si può paragonare proprio con niente in questo mondo.

Roby la mamma ti ama tanto.

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Regina di cuori

di Claudia Orbolato

Guardo dalla finestra, non vorrei vedere niente per non soffrire, non vorrei pensare e sentire niente… Si vedono le cose, è impossibile non pensare e sentire niente. A pochi metri c’è la vita, la realtà, si assapora tutto; alla mattina le automobili partono, i bambini vanno a scuola, la gente al lavoro, gli spazzini puliscono le strade, i negozi aprono, tutto si muove, è “la vita”!!! Alla sera, la gente torna, i genitori litigano, i bambini giocano, o piangono perché hanno fame, le mamme stendono i panni in terrazza: ”fuori c’è la vita, mi manca tanto”. Sono solo una testimone passiva, impotente di questa, ma consapevole dei miei sbagli, cerco di non piangermi addosso, il tempo scorre, guardo il cielo, lo vedo lontanissimo, senza una meta, irraggiungibile.

Ho giornate con alti e bassi, progetti raggiungibili come dice tiziano Ferro “Il sole esiste per tutti”. A volte la mente, i pensieri volano, ascoltando la musica, ogni canzone mi porta un ricordo a volte bello, a volte brutto o triste, penso a mio fratello che non c’è più; lascio che le mie emozioni scorrano, le lacrime scendono senza che io me ne renda conto; lascio che i miei pensieri facciano il suo corso nella mia mente. Osservo le mie compagne di sventura, l’estate è finita, se ne è andata anche l’abbronzatura stile muratori, ogni una con i suoi guai, problemi, pensieri, quelle negative che non mi vanno a genio, quelle positive a cui voglio bene; purtroppo è così, la convivenza è forzata, a volte difficile, senza rendersene conto; ognuna ha il suo carattere e le età sono diverse. Tante le osservo particolarmente: c’è chi entra e non ha mai conosciuto la droga, devastate dalla terapia, pur di dormire e non pensare, per far passare il tempo, pallide, gelate, si lasciano andare a pianti devastanti giorno e notte, a letto, immobili come se la vita fosse arrivata al termine, si deprimono, io le guardo, penso, anche se non vorrei pensare, ho già i miei problemi, i miei casini, non ho un tribunale, ma ben due, barriere molto difficili da oltrepassare. Senza rendermene conto, fuori lavoravo in casa di riposo con handicappati, autistici, di tutto e di più, assorbo tutte le sofferenze degli altri, le faccio mie, mi immedesimo nel loro dolore, le capisco. Le mancanze affettive sono quelle che ti devastano il cuore, ti logorano dentro. Le condivido, gli do una parola di conforto, ma a volte è inutile, è come parlare all’aria e il vento le porta via, tutto sprecato, c’è quella che per un po’ si tranquillizza, riesci a farla sorridere per un po’, ma poi tutto torna come prima, a volte peggio; mi è rimasta impressa una frase di una mia compagna che piangendo mi disse: “non sono una formica, sono un essere umano”. Ogni tanto il silenzio si rompe… in altre suite, senti ridere, compagne rassegnate ridono, cerchi di farti passare al meglio la giornata, il carcere alla meglio tanto “qui devi restare” non si può piangere sul latte versato, chi rompe paga e i cocci sono suoi, sono qui, sono positiva, passerà anche questa e ricomincerò. Discorsi sani, basta sentire una risata e il sorriso arriva dentro il mio cuore.

Sto sonnecchiando, qui nell'hotel 1000 sballe, suite n. 4, e mi chiedo cosa succederà a me, al mio domani? Anche se mi sento forte, ho voglia di ricominciare, di riordinare la mia vita, tutto da capo, i miei pensieri scorrono, penso ai miei figli, uno di 14 anni e una di 11 mesi, che non vedo da cinque mesi.

Ancora qui in carcere; non ci mettevo piede da 9 anni, da 8 non avevo più a che fare con questa vita!!! Ho avuto delle grosse difficoltà, ero come in guerra, ho schivato 19 mine, la ventesima l’ho pestata buumm… è scoppiata la guerra dentro di me, ancora una volta rieccomi qui, in un attimo fai un passo indietro. Anni buttati via, all’aria, sacrifici, rinunce, tutto perso. Spesso mi sveglio di notte, penso a tutto, la vita mi passa davanti da quando andavo all’asilo ad ora a 40 anni.

Mio padre non ne vuole più sapere di me, ho già la fossa scavata, è dura e fa male al cuore, lui mi portava come una regina, io lo amo e mi manca. Mi sentivo davvero una regina, avevo il mondo in mano, tanti dicono la luna, io avevo tutto. Ma poi avevo il male, le sofferenze, non volevo deludere più nessuno “Ho taciuto”, ero debole, fragile, ero un piccolo cerbiatto, attaccata da un giaguaro nero, veloce, nascosto, pronto a mangiarti; e io mi facevo trascinare… così è successo, non sono stata più in grado di reagire, dire “no”!!! Mi sono lasciata andare. Anni fa ero riuscita a scappare; il giaguaro lo avevo aggredito, mi ero difesa, lo avevo ucciso!! Cosa ne sarà di me? Dei miei figli, della mia famiglia, di lui? Tutti i miei tesori? Non si possono fare tanti progetti, per esperienza arriva sempre un intoppo e non vanno in porto. Non mi sto dando un tempo, per il momento rifletto, un passo alla volta.

So solo che questa vita non mi appartiene più, che voglio vivere, non voglio morire, ho già la mia lunga lista di lutti, non ne voglio far parte per il momento. Ho paura di perdere le persone che amo, vorrei tutto e subito, ma non si può, c’è solo rassegnazione, pazienza e speranza, “ho perso la corona” e forse l’amore di mio padre, ma lo riconquisterò!! Assieme alla luna che non vedo più.

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Eroina di falsi eroi

di Serena

Ti conobbi giocando e tu sensuale demonio mi hai rubato l’anima, ho giocato con te e tu con la mia vita. Eri così bella e calda, mentre ti insinuavi nel mio corpo e mentre il mio corpo vomitava disperato l’anima, s’innamorava della sua sensuale serenità. Anima che non capiva che la stavi stregando… anima confusa: io sono la fata e tu la strega. Mi hai rubato tutto e ora mi hai rubato anche l’amore...e il tossico cuore oramai illuso ti voleva e piano piano ti ricercava anche il corpo... cosa ti ho dato, cosa mi hai tolto... sensuale demonio che nessuno riesce a scovare in tempo, sensuale demonio che voleva anche la mia vita...come mi seducevi disinibita, mostrando il meglio di te e intanto anima, corpo e mente si innamoravano di te, per te… c’eri solo tu prima di tutto e tutti... e ti volevo, Dio come ti volevo, cieca e senza più alcuna lucidità...ora non capisco più...non mi manchi ma chissà come sarà fuori, se ti cercherò.

Ma ora non mi incanti più, ormai ti conosco, so come sei subdola, so come sei subdola e cattiva... strega affascinante e pericolosa. Ma io ora ti odio e basta... mi hai rubato l’amore, la vita e la libertà; ma la stupida sono io che ci sono cascata credendo di potermi controllare sempre e comunque, ma la lotta la vinci tu e noi la perdiamo, miserabili tossici... miserabili uomini che vivono di te e muoiono per te e con il canto di una sirena hai incastrato i nostri cuori di naufraghi ...gente persa, gente morta.

Ma per me non sarai per sempre, cerco di spezzare le catene di ferro e liberarmi per vivere, per non ricascarci, perché anche tu sei una prigione...

Elimina il vizio per la libertà, libertà che avevo già perso da tempo la mia donna, la mia prigione, il mio amore, il mio odio, “eroina” di falsi eroi, catalizzatrice di tutta la mia vita finora quanto ha sofferto il corpo, con l’anima indebolita e confusa e tu tentatrice te la ridevi, te la ridevi vedendo come vivevamo per te, come morivamo per te... lasciaci in pace, lasciaci vivere.

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Una madre
nel deserto della Mauritania...

di Cinzia

Tanti anni fa mi capitò di essere di notte nel deserto della Mauritania in Egitto.

Una calma profonda si impossessò di me, era come se al mondo, se in tutto l’universo ci fossi soltanto io, che guardavo le stelle, che brillavano incuranti di me e che avrebbero brillato ugualmente anche se non le avessi guardate.

Eppure allo stesso tempo sentivo intensamente il privilegio di guardarle come se, senza di me, quelle stelle non potessero esistere, che fossero lì a brillare apposta per me, o meglio che fossi io con il mio sguardo ad illuminare quel buio infinito.

Ed è stato allora, in quel preciso istante, che ho vissuto una emozione nuova, impossibile da raccontare, quella di essere io stessa l’universo.

Di farne parte allo stesso modo in cui in quel momento ne faceva parte Liliana. Identico, indistin-guibile.

Allora quella calma si è trasformata in una sorta di gioia, partecipe e piena, perché in quelle stelle così grandi, così vicine che mi pareva di toccarle, ho toccato mia madre. L’ho accarezzata, sono stata con lei, di nuovo insieme a lei fino a quando ho capito che era venuto il momento di lasciarla andare.

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L'incontro con la Presidente Virgili
e il Garante Ferrari

di Ulderico

Esattamente, come preannunciato dalla stampa, il 16 Agosto hanno avuto accesso alla Casa Circondariale di Via Verdi la Presidente della Provincia, Tiziana Virgili, ed il Garante dei diritti delle persone private della libertà, Livio Ferrari.

Si pensava di poter ritrovarci tutti assieme e scambiare qualche riflessione comune, ma poi la loro visita si è manifestata con un passaggio nelle sezioni femminile e maschile e con la possibilità di consegnare un messaggio sempre a nome di tutti i detenuti, che faceva così:

Domenica 16 Agosto 2009 - Abbiamo appreso dalla stampa locale che oggi avremmo avuto il piacere di incontrar :la dott.ssa Tiziana Virgili, Presidente della Provincia di Rovigo e il signor Livio Ferrari Garante delle persone private della libertà del Comune di Rovigo, che salutiamo con piacere.

Possiamo attestare di persona che il nostro invito di coinvolgimento delle autorità, riportato sui giornali locali nella settimane scorse, è stato accolto.

Ne è prova la vostra gradita presenza che ripercorre l’azione di altrettante personalità nei restanti Istituti penitenziari italiani.

Speriamo che questo primo contatto possa essere propositivo ed auspicio per ulteriori incontri con l’obiettivo comune di consentire ai detenuti di scontare le proprie pene ma nel rispetto di quello che sono i diritti della persona, sanciti dal ben notoart. 27 della “nostra”Costituzione. Chiediamo soluzioni immediate per evitare, soprattutto in un contesto di sovraffollamento, esplosioni comportamentali che sin qui, sia i detenuti che la polizia penitenziaria hanno saputo gestire, dimostrando senso di responsabilità, collaborazione e tolleranza per tutte quelle che sono le cose deficitarie. Una particolare attenzione all’aspetto salute, alimentazione, condizioni igienico – ambientali: escluso il piano terra, le celle sono ancora prive di acqua calda, un locale doccia con 4 erogatori per circa 100 detenuti,.

La cosa sarà senz’altro diversa nel costruendo nuovo Carcere di Rovigo. A tal proposito chiediamo alla dott.ssa Virgili di vigilare sulla prosecuzione dei lavori.

Ma nel frattempo stiamo vivendo “tutti” in un ambiente non decoroso e di visibile degrado.

Ci sono anche gli aspetti economici di tanti detenuti che non hanno alcuna assistenza e le poche possibilità lavorative,interne, sono scarsamente remunerative e tali da non poter sopperire alle piccole esigenze di carattere personale.

La valvola di sfogo, per certi aspetti, è il volontariato che ne vede la fattiva presenza, molto attiva e con risultati tangibili.

Importante anche la presenza continua del cappellano don Marino Zorzan, non solo per l’aspetto religioso, ma anche assistenziale, aiutato anche da altri volontari per la fornitura dell'abbigliamento.

Lo Stato ha forti deficit e la situazione economico finanziaria non è delle migliori. Nelle carceri ci sono tante persone che potrebbero e vorrebbero essere impegnate in qualcosa di utile: non ci sono realtà, purtroppo, che, in una situazione di crisi economica, potrebbero “sfruttare” certe occasioni: anche lo Stato, ricorrendo soprattutto alle misure alternative, in maniera più ampia, ne avrebbe un vantaggio e la persona privata della libertà essere utilmente coinvolta nel mondo del lavoro, acquisire maggiore dignità e autostima.

Una vera rieducazione, riabilitazione e prospettiva certa di un futuro reingresso nella società.

Al Garante chiediamo una assidua presenza; è una “figura nuova” e le persone “private della libertà” hanno spesso la necessità di avere una valida controparte per il rispetto dei diritti: deve rappresentarci ed essere il “nostro avvocato interno”, proporci soluzioni attuabili e vigilare sulle situazioni strutturali ed ambientali degli istituti di pena, per la maggior parte inadatti e tali da non garantire la dignità della persona. In coro unanime ci chiediamo: è gestibile un’azione comune a “Strasburgo” per richiesta danni allo Stato Italiano per il sovraffollamento?

I detenuti della Casa Circondariale di Rovigo hanno dato prova di buon comportamento, nonostante la situazione critica che stanno vivendo, ammassati in un immobile inadeguato ma strapieno.

Siamo stanchi di rimanere in una cella e non essere utili a nessuno, neppure a noi stessi.

Ringraziamo della vostra presenza e disponibilità, lasciandovi come piccolo pensiero e ricordo quello che è stato il nostro primo messaggio indirizzato agli organi di stampa locali.

Ci siamo dimenticati di farci sentire a mezzo TV e questa volta non per i nostri reati.

Infine, i detenuti della Casa Circondariale di Rovigo ricevendo,cella per cella e detenuto per detenuto, un gradito gelato, ringraziano della visita e con la speranza che il tutto, unito anche alla ulteriore visita di un Parlamentare, alcuni giorni dopo, possa essere una seria premessa per trovare una soluzione carcere rispondente a quelle che sono le esigenze di rispetto della persona in tutte le sue sfaccettature.

Attendiamo ulteriori contatti per non rimanere nel solito dimenti-catoio che trova sempre giustificazione della ormai classica difficoltà economico – finanziaria e forse poca attenzione agli “ultimi”.

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Carcere da evitare

di Ulderico

Mai come adesso la medicina, o soluzione di ogni male, è il carcere. Cari giovani, la prospettiva di entrare in un “contenitore a sbarre” è la carriera del futuro per chi non rispetta se stesso ed il prossimo. Attenzione quindi a tutto quello che pensate e fate.

E’ un bel deterrente e bisogna che sia sempre presente nelle menti di tutti. Il carcere è la morte di future speranza. Nient’altro. Non è un centro di benessere, anzi. Aggiungerei che sarebbe utile, a turno, far provare l’esperienza di un “soggiorno” anche solo per un giorno per capire in quale mondo distorto si può finire se... E’ tutto nelle vostre mani, nelle vostre scelte, nella vostra intelligenza. Non fatevi distrarre o guidare da chi potrebbe determinare situazioni spiacevoli che lasciano il segno per tutta la vita. Anche un solo ingresso e pur di durata breve, vi assegnerà un numero di “targa” che vi rimarrà stampato addosso per sempre e con le conseguenze del caso. Nei lager il numero veniva impresso indelebilmente sul braccio; anche nelle carceri di Stato ti viene assegnato, non si vede fisicamente, ma altrettanto fisicamente e moralmente si fa sentire, duole moltissimo ed in certe occasioni della vita “fuori” ti farà provare il senso della palla al piede.

Se stai cercando un lavoro e devi presentare un curriculum vitae e documenti vari, in uno di questi sarà sempre riportata la tua “macchia”Si, si può sbagliare ma attenzione in ogni caso. Ti devi aiutare anche da solo. Come e in che modo si può far conoscere la triste esperienza del carcere, il suo vissuto e suggerire come evitare atti e comportamenti che aprono l’ingresso tra tante sbarre e non doverti abituare al suono delle chiavi degli agenti che ti aprono e chiudono le porte, che non somigliano affatto a quelle di casa. Alla fine si trasformano in un orologio che scandisce i tempi delle giornate che trascorri in questo triste posto.

Proviamo a vedere se ci possono essere altre soluzioni per problemi che inevitabilmente portano qua:


Alcolismo

Oltre alle multe per chi vende alcolici e per chi li acquista, che potrebbero essere già un deterrente, sarebbe più determinante attuare la chiusura del locale e/o negozio di chi vende, con il divieto di rilascio di ulteriori licenze per sempre.

Vietare la pubblicità che enfatizza e incentiva i giovani a ritrovarsi a centinaia e tutti con bottiglie di birra o quant’altro tra le mani.


Droga

Per prevenzione, organizzare incontri con comunità di assistenza e recupero, sentire le esperienze di chi sta cercando di riportarsi sulla giusta strada.

Nei vari Stati ove si coltiva e produce la droga, perché non bruciare le piantagioni? Si, potrà anche essere l’unica coltivazione possibile in quei luoghi con un bassissimo reddito anche per chi la raccoglie, ma riempie abbondantemente le tasche dei produttori e spacciatori. Ma allo Stato costa di più bruciare le piantagioni e sostenere in diverso modo chi si occupa delle coltivazioni o costa molto di più la perdita di vite umane, famiglie distrutte e pagare tutte le strutture sanitarie e/o comunità che devono intervenire per salvare il salvabile, ove questo è possibile ed accettato?


Incidenti mortali per guida in stato in stato di ebbrezza e/o sotto effetto di droghe

Incrementare l’inserimento e studio di apparecchiature da applicare sulle auto che, se rilevano situazioni di pericolosità per l’uso ed assunzione dei prodotti citati, impediscano l’avvio del motore.

E, inoltre, perché si continua a produrre e pubblicizzare auto ultra veloci, auto che fanno peripezie e sfrecciano nelle vie delle città a tutto gas ed addirittura guidate all’interno di abitazioni?

In tante trasmissioni televisive ed articoli di giornali colpevolizzano sempre genitori e scuola per la mancata educazione dei figli: tutto ciò non contrasta? Ok il business, ma prima di tutto viene la persona. Un po’ più di sensibilità ed attenzione da parte dei responsabili delle varie reti televisive e altri mezzi pubblicitari non guasterebbe.

Da una parte si verificano ingenti introiti e benefici non indifferenti e, dall’altra il pianto di molti per gli eventi negativi che possono colpire ognuno di noi.

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I ragazzi del coro

I detenuti di Rovigo

Ogni domenica o festa comandata abbiamo, per la maggior parte dell’anno, la calorosa presenza di vari gruppi di ragazzi, che con tanta disponibilità e gentilezza donano a tutti noi la loro partecipazione fisica e vocale alla Santa Messa, è pure un contatto con persone che fanno parte della realtà esterna dalla quale momentaneamente siamo “staccati”. Un coro, che con i vari canti liturgici, ci rende più festoso l’incontro con Dio. Qualche volta abbiamo, in modo fugace, espresso verbalmente e con una stretta di mano il nostro grazie e nulla di più.

Ci sembra quindi giusto “fotografare” tramite la nostra pubblicazione della rivista “Prospettiva Esse”, una corale, sincera e dovuta espressione di gratitudine.

La loro presenza è diventata quasi indispensabile e ce ne siamo accorti soprattutto nel periodo estivo.

Hanno sopperito, parzialmente, un gruppo di persone di colore che, nella loro lingua e ritmi musicali, ci hanno fatto conoscere i loro canti e lodi al Signore.

Forse si potrebbe provare a “convogliare” i due gruppi di canto in uno solo e farci sentire più uniti.

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Per alcuni la legge
è più uguale

di Giovanni Melato

Ho letto con interesse vari articoli sul sovraffollamento carcerario, essendo parte in causa. Anch’io, ristretto in Rovigo, pur con una densità di un ottavo in rapporto con Padova ed un colloquio certo più costruttivo con la custodia, vivo e condivido quel tradimento palese all’art. 27 della Costituzione.

Assolutamente certo che esiste un “lodo carcerario” nel merito, privo tuttavia della risonanza dovuta o meno, all’antecedente art. 3 della Costituzione, cui faceva capo il glorificato o vituperato Lodo Alfano. E da questo punto, mi consenta la deliziosa esclamazione: "Ma mi faccia il piacere!", di cui De Curtis fu il paladino.

Non vorrà paragonare il ladro di pollo o di auto cui sono, con il Presidente Berlusconi, con l’ex Ministro Previti oppure con Poggiolini o Tanzi?

Pur senza prescindere come dovuto dalla presunzione di innocenza, ovviamente per chi innocente lo è. Lo sappiamo bene che le super gremite carceri applicano con somma attenzione l’art. 3 della Costituzione. Infatti il ladro di polli è uguale al ladro d’auto, ma un signor onorevole è pur sempre uguale ad un signor onorevole.

E anche se si è appropriato di qualche miliardo dei pensionati formichina, lui politico cicala, lo troveremo in discoteca o sul palco, poiché si sa, Dio è giusto ed il politico ha pure una bella voce e allora perché non ascoltarla.

Certo forse dico cose sbagliate, infatti anche Marx scriveva che la stampa è la cronaca del potere, ma fin qui ognuno la pensa a suo modo. Però anche nella Bibbia si può trovare una frase significativa in merito: “...il povero è odiato anche dal suo simile, ma gli amici del ricco sono molti...”.

E’ nei fatti che il “sale della solidarietà è buono”, ma perché sempre e solo ai detenuti è destinato il pane azzimo? Con ciò parafrasando Lucio Dalla “Caro amico ti scrivo c’è una grossa novità, ... i poveracci stanno in carcere e i ricchi non si sa”. Vero!

Potrei sostituire i versi della stessa canzone con gli art. 3 e 27 della stessa Costituzione e chissà se almeno a Napoli faranno ambo... "Ma mi faccia il piacere!".

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Detenuti e agenti

di Roberto la Mantia

Questa è una questione molto delicata. Da una parte detenuti e dall’altra agenti. La questione è che in tutte le carceri nelle quali sono stato recluso c’è l’ora d’aria estiva, in genere dalle 16:30 alle 17:30, qui invece non ce n'è nemmeno l’ombra: ti chiudono alle 15:00 e chi si è visto si è visto.

Poi anche la fruizione della saletta a volte c’è a volte no; pure questo è un nostro diritto, se non per motivi di sicurezza. Arriviamo a un altro punto: gli agenti sono molto pochi e anche volendo non ce la farebbero a rispettare questi impegni. Il risultato è l’accumulo di stress e impossibilità a gestire bene le singole giornate che sia i detenuti che gli agenti si trovano a trascorrere in questi luoghi di pena; tutto ciò può determinare incomprensione e malessere.

A questo punto cosa fare? Non si sa per adesso. Questi sono i fatti, non parole. Speriamo mettano qualche agente in più ed in questo modo potrebbero lavorare con maggiore armonia e noi potremo usufruire dei nostri spazi.

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Le scelte dello Stato

di Ulderico

Volendo analizzare alcuni aspetti della “situazione Italia” possiamo affermare che denota una presenza di cittadini prettamente anziani, scarsa e ulteriore bassa previsione di natalità, assente la potenzialità lavorativa per i giovani e nessun investimento programmato. Questo ormai da moltissimi anni, con la completa ed inadeguata difesa della famiglia.

Non vuole essere una polemica ma un reale discernimento ed elencazione delle mancanze dello Stato. Uno Stato largamente deficitario ed in una situazione che se fosse azienda privata sarebbe fallita da diversi anni, indipendentemente da chi lo governa, ma dalla incapacità e mancanza di volontà di impegnarsi in una amministrazione propositiva e positiva.

Per chi è al lavoro non è più prospettabile un pensionamento certo, continue sono le modifiche ai tempi nei quali accedervi, ma dall’altra parte le aziende private tendono ad allontanare dal lavoro chi supera i 50 anni, la cosa contrasta! Azione quest’ultima che crea ulteriori difficoltà alle famiglie. Queste scelte aziendali sono giustificate da riduzione di costi, fusioni di società, ecc. e non portano a pari assunzioni di giovani. Quando troveranno un lavoro? Quando potranno pianificare la costruzione di una loro famiglia? Come possiamo garantire una continuità economicamente sana anche indirettamente per lo Stato. La nostra società è destinata a fallire. I suoi programmi sono di breve durata e di poca efficienza.

Anni fa si è iniziato a far pagare acconti sulle tasse e poi, per sostenere l’economia, si sono creati incentivi, bonus, che non vuol dire immettere nuove liquidità da parte dello Stato ma fa spendere e quindi ridurre le finanze di ogni famiglia. Si chiedono sempre i sacrifici al cittadino!

C’è poi una disparità tra cittadini: le grandi evasioni fiscali spesso sono in parte parzialmente condonate, ma perché? Ci sono leggi che vietano l’evasione, l’esportazione di capitali. Ma a questa parte di “cittadini super” viene concesso di far rientrare i capitali con modiche applicazioni di sanzioni e non quelle che sarebbero previste per chi viene trovato in flagranza. Ma chi può fare queste cose: solo i ricchi! E chi sono? Perché non si denunciano pubblicamente? Un cittadino normale che ha ritardi e difficoltà a pagare tasse dovute, viene caricato di spese enormi, tassi da usura per ritardato pagamento, ma l’usura non è perseguibile?

E se non paghi la tua casetta costruita con fatica, rinunce e indebitamenti, passerà ad un’altra persona. Non è umiliante questa situazione e disparità di trattamento?

Ma la legge non è uguale per tutti? Uguale per tutti? L’immagine della giustizia è rappresentata spesso da una bilancia in equilibrio, ma chi la sostiene è una donna bendata. Non deve guardare o vedere i trucchi. In verità l'inclinazione c'è ma non si vede, no! Non si vuole vedere.

Chi ci rappresenta dimentica che se si governa, si deve anche dare l’esempio e per primi svestirsi di certi agi, agevolazioni e benefici: stipendi esagerati, diritto a pensione con una sola legislatura, rimborsi spese, auto e guardie al seguito, ecc. Al cittadino viene chiesto di adeguarsi ai parametri europei ma ritornando a quelli della “casta”, non si adeguano i loro introiti, allo stesso livello di quello europeo, ma perché?

Finita la carriera di onorevoli, sono state create poltrone che garantiscono ulteriori redditi. Le grandi aziende statali in “odore” di fallimento, vengono affidate a grandi manager che dovrebbero riequili-brare i bilanci ma anche se permane o peggiora la situazione, vengono profumatamente liquidati con ingenti somme che potrebbero essere ben diversamente investite nel sociale. Ma tutto questo perche? Perché dobbiamo assistere a enormità di milioni di euro pagati per un giocatore di calcio ed altre situazioni analoghe? Le elencazioni potrebbero continuare ma la speranza del povero cittadino rimane sempre tale.

C’è la battaglia tra poveri, clandestini, extracomunitari, zingari. Questo è un problema ed un pericolo per il futuro dei nostri giovani; non è razzismo ma inadeguata attenzione di chi ci governa. Il pane va dato a tutti e se ce n'é poco, va comunque diviso in parti uguali. Ma tutto questo è utopia, rimane uno sfogo e tutto proseguirà come sempre.

Rimane comunque la speranza. E’ difficile anche la carità perché siamo quasi tutti alla carità. Le statistiche non servono più, sono inutili ma spesso utilizzate dai governanti per coprire le loro vergogne. Poveri i nostri figli, senza alcuna prospettiva, con scuole non messe in condizioni di prepararli adeguatamente, non per colpa degli insegnanti, ma per la mancanza di mezzi, di strutture, delle lacune di gestione e preparazione sugli ingressi di stranieri che si vuole inseriti ma che di fatto, per il modo in cui vengono inseriti, creano difficoltà per un corretto sviluppo del programma scolastico, la semplice non conoscenza dell’italiano è un problema principalmente per loro.

Scuole fatiscenti, che cadono a pezzi in tutti i sensi, che hanno pochi mezzi a disposizioni e dove ci sono è perché c’è l’intervento di qualche privato od istituzione, solitamente Fondazioni Bancarie.

Le scuole private non sono disponibili dappertutto e la grande maggioranza delle famiglie non potrebbe sostenere certi oneri. Può continuare a crescere una pianta se non gli dai da bere un po’ d’acqua ogni tanto? Si seccherà, morirà e non servirà a nessuno. Anche questa è una guerra spietata. Non si vuol vedere la realtà.

Non tutti vogliamo mostrare la nostra “nudità” alla televisione o sui giornali per far sì che "per pietà" qualcuno poi trovi un rimedio. Si sta sfruttando la pazienza, la tolleranza delle persone e soprattutto non siamo rispettati.

Un pensionato che ha diritto ad alcuni benefici deve farne richiesta; ma perché non adeguare automaticamente la pensione? La famosa tessera ricaricabile quanto è costata allo Stato? E quante trafile burocratiche e giri a vuoto presso gli uffici postali per rimanere comunque con una tessera ma vuota! Se evitata, forse qualche soldino in più nelle tasche dello stesso pensionato sarebbe arrivato. Forse c’era qualche azienda che doveva fare qualche affare.

Giusto perseguire gli assenteisti, falsi ammalati, chi timbra il cartellino per conto di altri, ecc. Ma quante volte assistiamo alle aule del Parlamento vuote? Per loro solo una misera multa. No! A casa anche loro e senza benefici. E poi quante cose non conosciamo di queste “differenze”. Per ora basta sfoghi. E comunque ognuno per la sua strada continuiamo per quanto possibile la nostra vita e con orgoglio, per chi ci riesce e non si scontra con la propria coscienza.

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Dio e il sasso nello stagno

di Giovanni Melato

C’è un lungo ed infinito percorso tra noi ed il nostro animo, ma basta un passo, uno solo, per ridurre le distanze ed avvicinarsi alla meta. In quest’ottica mi sono proposto di affrontare un compito del tutto innovativo: parlare di Dio al mio cappellano, non preoccupatevi, nessuna Summa Teologica, o dissertazioni dotte, ma brandelli di parole, frammenti di emozioni, sussulti tratti da acrostici scritti o graffiati sui muri, al fine di trarne un senso o un’idea compiuta.

L’ispirazione è nata ascoltando alla radio le cristalline parole del suo Vescovo, il quale, conducendo passo dopo passo sino al capitolo quinto del Vangelo di Matteo, ad un certo punto cita e si sofferma su queste parole: “Siate figli del Padre Vostro che è nei cieli il quale fa sorgere il suo sole sui cattivi come sui buoni e fa piovere sui giusti come sugli empi”.

E qui avvertii come la sensazione o l’eco del tonfo di un sasso caduto nello stagno, quasi fosse stato scagliato dalla forza stessa delle parole. I cerchi, nell’immaginario, tendevano per loro natura ad allargarsi e nel primo di essi si riverberavano le parole di questo umanissimo Vescovo, il quale nell’espandersi aggiungeva: “Anch’io, parlando dei detenuti, nel mio cuore sento parte delle loro colpe e rendendomene partecipe richiamo tutti a quei valori di solidarietà e sussidiarietà che sono il tessuto e la trama del pensiero cristiano”. Avvolto, da un istante di profondo silenzio, osservai l’allargarsi dei cerchi nell’acqua come spinti dai giovani che di domenica danno, con le loro chitarre, le note agli inni della Santa Messa. Momenti lievi, toccanti, spume nella curva dell’onda. Ma quando la musica è finita, tu giovane uomo e donna, cosa fai? Cosa ti resta del volto di quest’uomo che appropriatamente, il nostro cappellano, ha definito “Un pollo che non sa di essere un’aquila?”

E l’onda si espande e, pur muta, parla a me stesso e a chi come me è “palla da tennis”. Rimbalza sulle mura diventando, giorno dopo giorno, sempre più frusto, sempre più logoro, sempre più inutile e solo. Quasi Dio non ci fosse o l’avesse dimenticato.

Ora, l’onda creatasi, sta quasi per toccare la sponda e li c’è il nostro cappellano che l’osserva e medita. Non c’è dato di sapere cosa pensa. Forse, ripete in cuor suo, parole a lui familiari quali: “ Le persone sane non hanno bisogno del medico, sono i malati invece ad averne bisogno”. Ed aggiunge “Fratelli miei, se uno dice di aver fede, ma non ha opere, che utilità ne ricava?”.

Nel frattempo l’onda si infrange sulla riva e da l’impressione ottica delle mille porte che si sono schiuse alle sue e alle nostre spalle, lasciando l’uomo nel silenzio e nell’indifferenza. E da lui, come ciascuno di noi, nasce un’istintiva domanda: “Allora che fare?”. Alzo gli occhi e cerco l’arcobaleno. Tra i suoi colori c’è la speranza, la dignità ad ogni vivere, il coraggio dell’affrancamento e quello stringersi la mano scambiandoci un segno di pace. E ben sappiamo che la pace non si esaurisce in un gesto, né muore dopo un rito. E’ lì nel tuo e nel mio cuore, e parla pur nel silenzio più profondo. Così, se mediti, pur anche un attimo, la sentirai cadere come fosse un sasso nello stagno.

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"Speranza" oltre il muro

di Serena

Arriva un piccolo regalo, piccola rarità che richiama fortuna. Anche nel giardino dell’inferno c’è lo spazio per la speranza, anche nel cuore dei detenuti dolce calore di augurarti il meglio, un regalo di cuore che strappa un sorriso, che ti strappa per un attimo da questo vortice di sensi negativi, e ti ricordi cos’è l’umanità, e ti ricordi come ci si sente a dire “grazie” con il cuore e non per circostanza. Trovi nell’inferno rari momenti, rari come un quadrifoglio, rari e inequivocabilmente preziosi.

E allora ti alzi dal letto della tua depressione e provi a viverti anche questa giornata resa diversa da un piccolo fiore che ha la stessa rarità di un’umana comprensione.

Ti emozioni e ringrazi perché la fortuna c’è anche nella mano di chi ti dà questo regalo, la fortuna di non essere completamente solo, la fortuna di vedere che il male e la cattiveria non hanno invaso il cuore di tutti perché c’è qualcuno che lotta come te per uscire senza sentire addosso il peso di questo veleno, mantenendo intatta la propria integrità mentale.

E forse siamo anche noi fiori rari che lottano per non essere schiacciati e ci raccoglierà la mano giusta perché è così che deve andare.

Senti che non può finire, senti e basta e t’accontenti di questo, perché di fronte alla rarità non si può far altro che guardare ammirati e forse un po’ sconvolti che capiti proprio a te tra tanti.

Speranzosa cerco di regalarmi l’illusione che la vita mi darà tante altre rarità e la capacità di stupirmi. Ma ora mi accontento di sorridere, perché già questa, a suo modo, è una giornata speciale.

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E' giusto barattare
in carcere?

di Sara Sorrentino

Ciao a tutti come state? Da questa mattina ho un pensiero fisso nella testa. Sono qui che mi guardo attorno e dopo vari mesi finalmente sembra che le cose materiali ci siano tutte, lasciamo stare i sentimenti…

Tornando con la mente alla mia entrata in carcere con 20 euro, ma soprattutto sola, sola come quando ero fuori, l’unica tua migliore amica con frasi retoriche è la "sostanza" che ti tiene compagnia, ti puoi fidare di lei, capisce i tuoi problemi e non te li fa nemmeno pesare.

Tornando al carcere, ti accorgi che nel momento del bisogno, per una sigaretta ti chiedono il vestito più bello che hai, ma dov’è finita la solidarietà?

Purtroppo ho avuto modo di "albergare" per molto tempo in un altro istituto. Eravamo tredici, undici o dieci per cella, ma vi assicuro che si stava molto meglio che in tre o quattro. Ad ogni modo, c’era solidarietà, il baratto l’ho imparato li!

Non per vanto, ma se avevo la possibilità di avere un bagnoschiu-ma, uno shampoo in più, una maglietta, insomma mi sono comportata come si sono comportate con me al mio ingresso e non ho notato questa grande avidità che nutro qui. E’ anche vero che essendo di più c’è più disponibilità, ma il succo dell’aiutare si sente quando uno ha e non vuole darti, o se non ce l’ha veramente!

Comunque in quell’occasione il carcere mi aveva così calmato che appena uscita, se qualcuno mi faceva ‘buh!’ prendevo paura. Ora sono assai preoccupata per me stessa, perché fino ad oggi, in questa mia prigionia mi sono tanto, forse troppo, caricata e quando uscirò se faccio ‘buh!’ a qualcuno, questi mi fa un arresto cardiaco!

Allora è giusto barattare?

Come quando eri fuori, allora avevi il tuo bel giubbotto, quello firmato che costava un sacco di soldi, finito sulle tue spalle per opera di bene…

Cominci a star male…

Devi barattarlo per scaldarti con qualcosa che ti faccia anche dimenticare in un primo momento che non hai più il tuo bel giubbotto addosso!

Ahò ragà! Diamoci una mano e meno avidità, gelosia, ipocrisia.

E’ giusto barattare?

No!

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Signor Giudice

 

Egregio signor Giudice, avevo qualche perplessità se potevo scriverle o meno, poi confortato dall’art. 21 della Costituzione e dalla concessione del gratuito patrocinio che di fatto sanciva il mio stato di “homeless”, ho superato l’empasse, si da inviarle un mio modestissimo articolo di merito ed alcune considerazioni spigolate qua e là.

La prima raccolta dal fine giurista Bussi, il quale scrive sull’Avvenire del 15 ottobre: “Fine della democrazia e l’uguaglianza, quest’ultima non viene richiamata quale presupposto delle regole del gioco, ma come ideale regolativo: si intuisce in tal modo la dialettica tra eguaglianza formale ed eguaglianza sostanziale,di cui troviamo una esemplare formulazione nel I e II comma dell’art. 3 della Costituzione". Incidentalmente, qualche giorno prima, avevo dato una versione popolana su questo assunto. Ma si sa come l’uomo ristretto esprima già, nella sua condizione “l’elogio alla follia”, di cui Erasmo fu l’estensore. Con ciò pur se un qualche Platone o chi per lui ha provocato una gastrite che perfino il diritto soffre di stomaco. Comunque, impropriamente non ci è dato conoscere, come spesso succede ad un agnostico, la differenza tra l’acqua e l’acqua santa. Pur se consideriamo che il chiavistello, dietro il quale fisicamente mi trovo, non racchiude: nella sua onesta violenza l’intelletto. E se pur il mondo, come scrive Guglielmo Petroni, può essere una prigione, nonostante lo spazio del mio mondo sia angusto e la stanza un po’ all’oscuro. Ove non è facile far luce, del resto come diceva Montale, ci si deve accontentare dell’esile fiammella di un fiammifero. Ma è già qualcosa. L’importante è tentare d’accenderlo. Così è successo ad un vecchio signore di nome “Nietzsche”, il quale scriveva: “Stiamo danzando sull’orlo dell’abisso”, ed aggiungeva: “Posso credere solo in un Dio che danza”. Ma anche lui, riconosciamolo era un po’ matto. Ah! Sorry, Lei ama la danza o ama far danzare? Grato dell’attenzione mi pregio rivolgere i saluti miei e quelli di mio nipote, poiché anche i matti, signor Giudice, hanno famiglia.

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Voli di dentro
(poesie e quant’altro)

LA FELICITA'

La felicità non dipende

dall’avere ciò che si desidera ma

dal sapersi rallegrare di ciò

che si ha già.

La felicità non dipende dall’essere

nel posto che si vorrebbe stare ma

dal sapersi rallegrare del posto

in cui si è.

La felicità non dipende dallo

stare con le persone con cui si

vorrebbe stare ma dal saper

apprezzare le persone con cui

stiamo.

Rosalba Dal Gatto

LA VERITA'

La verità è scoprire un amico nemico.

La verità è scoprire che sei caduta in un tunnel.

La verità è capire che non hai speranza di vivere.

La verità è capire che hai una famiglia che ti ama

e tu rifiuti questo amore per ritrovarti da sola.

La verità è quando capisci che non vuoi l’aiuto di nessuno

ma solo il tuo grande amore.

Rosalba Dal Gatto

LA DROGA

Credevo che la mia vita fosse tutto rosa e fiori

non sapevo che c’era la vita fatta anche di spine

piccola e indifesa ho cercato uno scudo

uno scudo chiamato tunnel della droga

non sapevo a cosa andavo incontro,

ma un po’ mi piaceva.

Ma quando ho aperto gli occhi in carcere

ho visto solo disprezzo e invidia.

Ma Dio, perché c’è un Dio lassù,

mi ha sempre protetto.

E devo dire grazie mamma, che mi parlavi

sempre di un solo padre Dio.

Rosalba Dal Gatto

“MALINCONIA”

Tu sola ora mi ascolti…

solitaria malinconia… unica compagna di questa circostanza,

io e te soli in questa stanza… piegati dal dolore,

viviamo le3 pene per il mio lontano… e perduto amore.

Perché…

perché più non arde come allora...

la fiamma che scaldava il nostro cuore quando amore eterno ci

giurammo?

(Ti ricordi?

la stessa strada percorremmo… e sotto lo stesso tetto riposammo,

quanto amore in quella stanza…

insieme… gioia e dolore sospirammo.)

Ti ricordi… quando alle stelle il nostro sogno confidammo?

parlo di te sì… mio grande amore,

ti penso sempre… nonostante molti anni sino passati,

continuo a parlare di te… nel mio diario dell’amore,

chissà?

forse anche tu… non mi hai mai dimenticato.

Giulia

PERLA AMICA

Oh! Perla amica di questa storia infinita

Non far che cada a terra la tua gioventù ricca di bellezza e di virtù

Tirati su non ti spogliare tu non hai tempo per invecchiare.

Or‘ dunque rifletti e non farti plasmare dal dolce sapore che tu puoi trovare

Non sai se l’inganno e invano alle porte del cuore

Ma sappi che è facile provare dolore.

E se Amor tu conosci, fallo, fallo cadere quel seme

Soltanto tu lo puoi sapere quant’è importante il profumo di quel fiore

Senza l’affetto e senza l’Amore

Il solo destino conosce quel sogno se è ancora lontano oppure vicino

Ridi arlecchina,

Sorridi alla vita, sorridi per sempre e per tutta la vita.

Alfredo Vatalaro

VITE IN CORRIDOIO

Oh! Piccolo corridoio freddo, triste, isolato

sicuramente non sei stato mai amato

c’è tanta energia negativa nell’aria

che non si può respirare

e rimango sognando i sogni

in un mondo così distante

fuori da questo posto arrogante

in un mondo tutto mio.

 

Oh piccolo corridoio brutto, vuoto, che spaventa

non esiste più niente che mi tormenta

se non l’odore della libertà!

Ela

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