NEL TERRITORIO, SULLE ORME DI SAN FRANCESCO
Dal 1988 il Centro Francescano di Ascolto opera a fianco delle persone che vivono nel disagio e nell'emarginazione, e questo atteggiamento è stato motivo di produzione di progetti, ricerche e interventi. L'associazione trae origine da un messaggio semplice ma profondo ed essenziale: farsi prossimo! Alcuni di noi una quindicina d'anni or sono si sono posti in ascolto, di se stessi e della realtà che li circondava. I mutamenti che in quegli anni si stavano producendo nel nostro territorio, certamente attenuati rispetto alle città metropolitane, e la maggiore evidenziazione dei soggetti deboli e meno tutelati, specialmente i tossicodipendenti e i senza dimora, lasciavano intravedere nel nostro cammino la possibilità di intraprendere un'esperienza di solidarietà concreta. In fondo per tutti noi c'era la necessità di fare i conti con una cultura alquanto chiusa alle problematiche sociali più tragiche, considerate le radici da sempre poste in un terreno di diffidenza e lontananza, effetto forse di un clima umido, popolato di zanzare e povero.
Nella
città e in provincia, negli anni precedenti, avevano sì avuto
inizio esperienze di accoglienza e cooperazione, ma rispetto alle necessità
che esprimeva con sempre più dolore il nostro territorio restavano
purtroppo una goccia in un deserto di bisogni, e il dato più allarmante
in questo panorama era la completa assenza degli enti locali che delegavano
impropriamente il tutto all'intervento sporadico e privato, dove per privato
si intende nella quasi totalità dei casi il mondo cattolico.
L'incontro, di un gruppo di ragazzi e ragazze che portavano avanti da qualche anno una ricerca soprattutto interiore, con la storia e l'esperienza di San Francesco d'Assisi, è stato illuminante al punto da voler diventare reale rifacendosi, in qualche modo, all'esempio francescano per realizzare quelle “iniziative coraggiose” che, enunciate nella regola dei francescani secolari, sono la maggior parte delle volte difficilmente traducibili in scelte di vita quotidiana. L'incontro di Francesco con il lebbroso, l'emarginato di quel tempo, è divenuto per noi fondante e ha tradotto il significato dell'incontro con il lebbroso di oggi: malato di aids, tossicodipendente, disabile psichico e fisico, carcerato, senza dimora, etc. Si è voluto riproporre lo stesso atteggiamento di accoglienza, prima di tutto culturale ed interiore, con una proposta di sostegno ed aiuto, che desidera porsi come momento di incontro, ascolto, accompagnamento, condivisione e progettualità nei percorsi del disagio.
Tanti sono stati i progetti, le iniziative e le scelte attuate in questi anni, assieme a mille muri di difficoltà che si sono frapposti, perché camminare sulle strade della solidarietà è significato tra l'altro diventare spesso marginali nella marginalità. La diversità è ancora una “brutta bestia” e chi rompe con il muro dell'omertà, piccola o grande che sia, e viaggia fianco a fianco con il diverso crea sospetti e non viene facilmente accettato. Quest'esperienza ci ha fatto scoprire la seconda faccia della medaglia: cioè che oltre all'aiuto diretto a chi è in difficoltà assume un'importanza fondamentale la trasmissione culturale del concetto di solidarietà, proprio perché i progetti di reinserimento possano trovare effettiva incidenza e siano condivisi e sostenuti, e perché si riduca il più possibile la distanza con il territorio, il quartiere e il palazzo.
Ma
se la lontananza di parte del territorio è soprattutto dovuta alla
mancata conoscenza, alla paura e ai preconcetti, e la possibilità di
mettere da parte tutte le difficoltà di comprensione per una disponibilità
che spesso viene ampiamente riscoperta, è una conquista quasi mai impossibile,
risulta assai drammatico l'atteggiamento della classe politica con la quale,
per forza di cose, si ricerca da sempre il dialogo. Perché la diversità
nel nostro caso diventa più stridente e, con pochi distinguo tra le
varie sigle e schieramenti, si parlano lingue troppo diseguali. Infatti la
logica di chi amministra la cosa pubblica è purtroppo “logica
di potere”, di “lobbies”, e per quanto in questo gioco il
mondo del sociale cerchi di incidere ed essere contrattuale, fa ancora troppa
fatica a compattarsi, a lavorare insieme, ad aumentare nella coscienza del
proprio ruolo politico, che sono necessità evidenti per evitare di
divenire funzionali al sistema. Pertanto non usa gli spazi conquistati in
modo tale da poter scardinare gli interessi economici che sottintendono ogni
potere.
L'esperienza di questi anni del Centro Francescano di Ascolto ci porta a rifiutare quel ruolo improprio di supplenza ai compiti del pubblico, per richiamare ogni componente della società a fare la propria parte, per migliorare la qualità della vita, con tanta attenzione alle persone più deboli ed a rischio, che non sono in grado di tutelarsi ed orientarsi in una società sempre più complessa, dove giorno per giorno aumenta in maniera esagerata il divario tra coloro che sono inseriti nel ciclo produttivo e chi ne è escluso.
E'
proprio per questo che siamo ancora di più convinti che la nostra presenza,
forte di una disponibilità senza appartenenze, continuerà ad
essere ancora tesa al dialogo, a richiamare ognuno ai propri doveri e a combattere
le ipocrisie. C'è pure la necessità di ripensare il ruolo di
ogni componente impegnata sulle strade del disagio, sia pubblica che privata,
per confrontarsi con la realtà attuale e non rimanere vincolati ad
esempi e situazioni di qualche anno addietro. Pronti a smobilitare posizioni
imbiancate e a rinnovarsi per le necessità di oggi, per i dolori e
le urla che non riusciamo a sopportare e comprendere, per abbattere quei muri
di solitudine che le circonda, nella ricerca di una giustizia che si configuri
sempre più inserita in un percorso di uguaglianza e di ridistribuzione
della ricchezza, continuando ad essere promotori di calore interiore, di
attenzione e disponibilità.
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